Visualizzazione post con etichetta citazioni. Mostra tutti i post

Fahrenheit 451 - citazioni (Bradbury)


    No, non era felice. Non era felice. Si ripeté le parole mentalmente. Riconobbe che questa era veramente la situazione. Egli portava la sua felicità come una maschera e quella ragazza se n'era andata per il prato con la maschera e non c'era modo di andare a battere alla sua porta per riaverla. (p. 13);

    Più sport per ognuno, spirito di gruppo, divertimento, svago, distrazioni, e tu così non pensi, no? Organizzare, riorganizzare, superorganizzare super-super-sport! Più vignette umoristiche, più fumetti nei libri! Più illustrazioni, ovunque! La gente assimila sempre meno. Tutti sono sempre più impazienti, più agitati e irrequieti. Le autostrade e le altre strade d'ogni genere sono affollate di gente che va un po' da per tutto, ovunque, ed è come se non andasse in nessun posto. I profughi della benzina, gli erranti del motore a scoppio. (p. 67);

    Se non vuoi un uomo infelice per motivi politici, non presentargli mai i due aspetti di un problema, o lo tormenterai; dagliene uno solo; meglio ancora, non proporgliene nessuno. Fa' che dimentichi che esiste una cosa come la guerra. [...] Offri al popolo gare che si possano vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali [...] imbottiscili di "fatti" al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d'essere "veramente bene informati". Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia. (p.67);

    Capite ora perché i libri sono così odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. (p.92);

    Il televisore è "reale", è immediato, ha dimensioni. Vi dice lui quello che dovete pensare, e ve lo dice con la voce di tuono. Deve aver ragione, vi dite: sembra talmente che l'abbia! Vi spinge con tanta rapidità e con tanta irruenza alle sue conclusioni che la vostra mente non ha tempo di protestare, di dirsi "Quante sciocchezze!". (p.93);

    Scopo dei libri è di ricordarci quanto siamo somari, dissennati. Sono i pretoriani di Cesare, i quali mormorano, mentre il corteo trionfale passa rombando: "Ricordati, Cesare, che anche tu sei mortale" (p. 95);

    Perché volervi avvelenare le ultime ore, saltellando nella vostra gabbietta e negando di essere uno scoiattolo? (p.97);

    Chi non crea non può fare a meno di distruggere. È una cosa antica come la storia e la delinquenza minorile. (p. 99);

    Beatty appartiene al nemico più pericoloso della verità e della libertà, la bovina mandria compatta e inerte della maggioranza. A buon Dio, la terribile tirannide della maggioranza! (p.120);

    Ho sentito dire che ci sono accampamenti di vagabondi per tutta la nazione [...] sembra che ci siano moltissimi ex laureati dell'Università di Harvard lungo i binari della vecchia ferrovia per Los Angeles;
    In maggior parte sono ricercati dalla polizia di varie città. Credo che siano dei superstiti. (p. 145);

    Non chiedere garanzie, non chiedere sicurezza economica, un siffatto animale non è mai esistito; e se ci fosse, sarebbe imparentato col pesante bradipo che se ne sta attaccato alla rovescia al ramo di un albero per tutto il santo giorno, ogni giorno, passando la sua vita a dormire. (p.172);

    Conosciamo bene tutte le innumerevoli assurdità commesse in migliaia di anni e finché sapremo di averle commesse e ci sforzeremo di saperlo, un giorno o l'altro la smetteremo di accendere i nostri fetenti roghi funebri e di saltarci sopra. (p.178).

Il visconte dimezzato - Italo Calvino

Titolo:Il visconte dimezzato
Autore: Italo Calvino
Pagine: 91
Collana: Oscar Mondadori
Prezzo cartaceo: 9,00 €
Prezzo ebook: 6,99 €
Il visconte dimezzato (1952) è il primo racconto della "trilogia araldica" di Calvino che si completa con il Barone Rampante (1957) e il Cavaliere Inesistente (1959). Un breve racconto di un'intensità particolare che vuole divertire ma anche attivare la riflessione. La semplicità con cui approccia temi attuali e complessi non ci stupisce perché il lavoro è frutto di una penna di indubbio valore quale è quella di Italo Calvino.

Durante una guerra di religione in Boemia, il visconte Medardo di Terralba, ferito da una cannonata, viene strappato alla morte e può far ritorno al suo castello "vivo e dimezzato". Un brutto colpo per i suoi sudditi che, inaspettatamente, dovranno sopportare le angherie di un mezzo uomo divenuto crudele, efferato, insensibile e spietato. Poco dopo, però, comparirà anche l'altra metà del visconte, quella buona, cortese, sensibile e caritatevole. Un breve sollievo per il popolo che farà ben presto i conti con l'insopportabilità propria di tutti gli eccessi.

Il visconte Medardo, dimezzato secondo "la linea di frattura bene-male", si rende fastidioso e intollerabile alla comunità in entrambe le sue versioni. Calvino, infatti, ci ricorda come anche la bontà può rivelarsi, al suo estremo, irragionevole e dannosa. La dicotomia tra bene e male non si risolve a favore di nessuno dei due termini e neppure nel loro mescolarsi. L'uomo, nella sua interezza, combatte una battaglia giornaliera tra tensione verso il bene e seduzione del male. L'equilibrio è una continua ricerca, la sua stabilità è un'utopia. Un concetto molto profondo condensato da Calvino in un'unica frase: "non basta un visconte completo perché diventi completo tutto il mondo".

E, infatti, il mondo che gravita attorno al visconte è popolato di figure grottesche, chiare metafore della decadente società contemporanea. Un medico che si disinteressa ai suoi pazienti occupandosi di "fuochi fatui" richiama il mancato interesse della medicina per questioni di primaria importanza; mastro Pietrochiodo rappresenta quella scienza che invece di impegnarsi per il benessere del popolo mette a punto marchingegni di distruzione.

Il senso di "mancanza" e di incompletezza domina tutto il racconto. Si parte da un uomo intero e tuttavia anestetizzato, distaccato: 
"In cuore non aveva né nostalgia, né dubbio, né apprensione. Ancora per lui le cose erano intere ed indiscutibili, e tale era lui stesso". 
Dopo la cannonata si segue la vicenda di quell'uomo che da intero si ritrova "dimezzato" e, pur nelle sue estremizzazioni, conosce la "fraternità con tutte le mutilazioni e le mancanze del mondo".

Infine, si coglie il senso di smarrimento del giovane narratore del racconto, il piccolo nipote del visconte: 
"in mezzo a tanto fervore di interezza, mi sentivo sempre più triste e manchevole. Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane".
La vicenda è indubbiamente paradossale soprattutto quando si pretende di inserirla nei limiti della razionalità. Non fatelo! Abbandonatevi alla fantasia di Calvino già dalle prime pagine. Fidatevi di lui anche quando sembra che stia esagerando, anche quando sembra voglia prendere in giro la vostra intelligenza. Quella fantasia sarà il mezzo con cui stimolerà la vostra personale riflessione lasciando ampio spazio anche al divertimento. Per Calvino il divertimento del lettore "è una cosa seria".

  • "Così l'uomo s'avventava contro di sé, con entrambe le mani armate d'una spada";
  • "Ogni incontro di due esseri al mondo è uno sbranarsi";
  • "Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane".
Marianna

- Copyright © Booksfollia - Hatsune Miku - Powered by Blogger - Designed by Johanes Djogan -